Ballata della Civiltà

C'era una striscia di terra fra i fiumi.
Civiltà e scrittura erano nate là
e i primi scrutatori dei cieli smisurati,
i primi matematici, le scienze della terra,
l'arte di scolpire a rilievo templi immani.
Oggi è una terra di morte all'uranio,
di roghi bambini e fiumi di sangue,
vi cadono crepuscoli di bombe quotidiane:
oggi è una terra che chiamano Iraq.

Un'altra terra c'era, fra il mare e l'Oriente.
Prima che l'Ovest levasse vagiti
fondava città di decine di popoli
che insegnavano al mondo le rotte e le stelle,
il cesello sull'oro e gli Dèi uni e trini.
Oggi è la terra di un popolo in gabbia,
di braccia spezzate a colpi di pietra,
di missili che radono al suolo le case:
terra di Libano e di Palestina.

E c'era un Continente a Nord, e uno a Sud
di praterie e piramidi, bisonti e città sacre.
C'erano mille strade di ponti appesi al cielo,
e mille fuochi c'erano per ogni tribù.
Poi qualcuno decise che i mercanti d'Europa
avevano scoperto quei due Continenti...
ed i mercanti vollero che in quelle praterie
nascesse da un genocidio la nuova Civiltà.
La fecero di stelle e la fecero di strisce.

Un giorno del terzo millennio dopo Cristo,
a settembre un cowboy riunì la sua banda.
Disse a tutti gli sgherri: "Hey guys, let's go!
Daremo una lezione a chi ha osato attaccarci".
L'infinito massacro ebbe inizio così
per finire il lavoro cominciato a Belgrado,
in Corea ed a Cuba, Vietnam, Panama, Sudan,
Salvador, Guatemala, Nicaragua, Grenada,
Libia, Messico, Cile, Argentina, Colombia...

E ci dissero ch'era per la causa dell'Uomo
contro il barbaro attacco a tutto ciò che è civile.
E ci dissero che le stelle, le strisce e e le bombe,
il Divino Mercato d'Occidente ferito
in due torri, laggiù lungo l'Hudson spazzate,
erano il nostro simbolo, nostra patria ideale.
Un artista venduto: "siamo tutti più poveri"
disse, mentre piangeva per il crollo a Wall Street.
Poi partirono i caccia contro il Barbaro Est.

Autunno 2001