La Vecchia
Dopo avere rilevato i percorsi da Acopalca a Rakucocha e Ventanilla, è stato il turno dei giacimenti usati dalla comunità di Yacya. Chuparaku e Kallash, che sono le due cave di argilla, vicinissime al pueblo, le ho rilevate da solo, mentre la Novella Sposa era impegnata con i pagamenti delle filatrici e delle vasaie della comunità per i prodotti sin qui venduti. Ci sono stati alcuni problemi, perché le donne insistono nel voler essere pagate per il lavoro svolto e non per i prodotti smerciati. Per questa ragione, le retribuzioni sono andate per le lunghe e ho dovuto fare il rilievo da solo. I compensi sono identici per tutte le lavoratrici: si divide in parti uguali il ricavo della vendita complessiva. Sono toccati circa 12 soles a testa. Al di fuori di questo conteggio, stanno le due coordinatrici, che sono state scelte da ARTS, e non dalle rispettive comunità, come avevo pensato in un primo momento. Loro due sono stipendiate direttamente dalle casse del progetto. Naturalmente, la cosa non fa che aumentare i problemi, aggingendo al malcontento per la forma di pagamento anche le invidie e i sospetti nei confronti delle coordinatrici, che vengono viste come delle privilegiate.
Per raggiungere i giacimeti di raku, mi viene affiancata la Guida, una ragazza del pueblo. Andiamo e torniamo in meno di un'ora. Lei a passo spedito, io arranca arranca a metri di distanza.
Al termine del lavoro, la Novella Sposa mi dice che si è accordata con la Vecchia, coordinatrice di Yacya, per l'ultimo giorno di lavoro: il rilievo della terribile miniera di shashal della comunità, a sette ore di marcia. La donna ha trovato chi ci noleggerà tre cavalli per quindici soles l'uno, così non andremo a piedi e la fatica sarà minore che a Ventanilla. Dice anche che il giacimento che vogliamo rilevare noi non è più in uso, che ormai la comunità si serve di un altro, ed è a quello che dovremo andare.
Sveglia alle 3,30.
La sera prima contattiamo un tassista di fiducia della Municipalidad di Huari perché ci porti a Yacya alle 4.
La mattina, alle 4, il tassista all'appuntamento non c'è. Aspettiamo invano per un po' (non è la prima volta che ci abbandona all'ultimo momento). Dopo qualche decina di minuti, riusciamo a trovarlo al cellulare: è tornato a tarda notte da Huaraz e ha incaricato un altra persona ("mi choffeur") di portarci a Yacya, ma nemmeno "su Choffeur" si è presentato.
Rassegnato, ci dice che in pochi minuti sarà da noi.
Arrivati finalmente a destinazione, troviamo la Vecchia ad aspettarci. Quando le chiediamo se i tre cavalli siano confermati, la prima cosa che fa è cadere dalle nuvole:
-Los caballos son dos, Mamacita...- dice alla Novella Sposa (qui ti chiamano "Mamacita" o "Mamita" a prescindere dall'età. Anche io sono "Papito"... un volta ho sentito una donna che chiamava "Mamacita" sua figlia).
-¿Dos? Pero nosotros somos tres...-
Per farla breve: la Vecchia non viene più con noi. Dice che ci accompagnerà suo genero. Con i cavalli si farà a turno. Ma le sorprese non sono finite. Il cammino alla mina di shashal è impraticabile, passaggio sbarrato.
Io e la Novella Sposa cominciamo a pensare tristemente ai nostri letti, abbandonati così prematuramente per un'inutile toccata e fuga a Yacya nel cuore della notte. Ma lei, caparbiamente, insiste, chiedendo alla Vecchia se non ci siano altre strade. E dopo un lungo tira e molla, l'anziana donna risponde che un'alternativa c'è: l'altro giagimento.
Ma la comunità non aveva smesso di usarlo?
Evidentemente no.
Bene, dunque come si può arrivare a quest'altro giacimento?
Pare sia lontanissimo, forse più di una giornata, ma col passare dei minuti i tempi si accorciano e sembra che verso sera si possa essere di ritorno. E si torna a parlare di cavalli. La Vecchia va dall'uomo che ce li aveva promessi a dirgli che è ora di partire.
Si allontana due volte: la prima volta torna con una bella notizia, la seconda con una brutta. La notizia buona è che i cavalli sono di nuovo tre, la cattiva che l'uomo non ce li affitta più.
Fuoco e fiamme della Novela Sposa non servono ovviamente a nulla, e la Vecchia chiede:
-¿Ustedes no pueden ir caminando, Mamacita?-
Guardiamo l'orologio: sono ormai quasi le sei. Guardiamo i nostri bagagli: in previsione del viaggio a cavallo, io ho comprato una borsa da sella, niente zaino. A piedi sarebbe il doppio della fatica.
-No, caminando ya no... ¿no se pueden conseguir otros caballos?-
-A ver...- ed esce di nuovo.
Quando rientra per l'ennesima volta, dice di avere parlato con una signora, che le avrebbe noleggiato i cavalli, ma quando ha saputo che erano per dei gringos, prima ha triplicato il prezzo, poi si è rifiutata.
Mentre ci allontaniamo da Yacya, per ridiscendere a piedi sino a Huari, guardiamo la Vecchia che ci saluta dalla sua casa di adobes. Ha un sorriso più enigmatico di quello della Gioconda.
Arrivati a Huari, incontriamo di nuovo il tassista. Ci dice senza mezzi termini che la Vecchia ci ha raccontato un mucchio di balle: da Yacya al giacimento di shashal non cè alcun cammino sbarrato.





A leggerla la tua avventura
A leggerla la tua avventura sembra allucinante, immagino come deve essere stato viverla
Più che altro frustrante,
Più che altro frustrante, svegliarsi alle 3,30 per niente... per il resto, credo sia molto più allucinante per gli organizzatori del progetto ARTS.
Amauta