Il Vecchio

Dovevamo rilevare i percorsi dai pueblos di Acopalca e Yacya ai rispettivi giacimenti di raku (argilla) e shashal (digrassante). Quindi, quattro rilievi in tutto. Quelli per l'argilla erano annunciati come i più semplici, perché i giacimenti sono vicini ai pueblos. Il primo è stato quello da Acopalca a Rakucocha. Il secondo, da Acopalca alla cava di shashal di Ventanilla, si annunciava molto più faticoso: ore di marcia in salita con un dislivello di circa mille metri.
Il giorno prima, andiamo ad Acopalca a cercare una guida e due asini. C'è infatti da estrarre un campione di shashal da portare al maestro di Huaraz, il quale, per poter aiutare le vasaie di Acopalca, vuole prendere visione dei materiali. Ne ha chiesto due secchi, il che significa un peso considerevole, perché lo shashal è una pietra.
Sono giorni di festa, ed è difficilissimo trovare qualcuno nel pueblo che sia disposto a farci da guida ed ha fornire gli asini. La Novella Sposa si lamenta: ritiene che dovrebbero sentire ARTS come un progetto proprio e quindi fornire spontaneamente la collaborazione, impegnandosi per la buona riuscita. E naturalmente gratis, perché gli introiti derivati dalla vendita dei prodotti alla fine saranno loro.
Ma gli indigeni non ne vogliono sentire: non si trovano arrieros e gli asini costano cari.
Alla fine, dopo una lunga ed estenuante ricerca, troviamo il Vecchio.
Dalle prime battute, si avverte subito un'aria strana. Nel suo Castigliano quechuizzante, l'uomo comincia col dire che non si può andare per il cammino che intendiamo prendere noi. Sostiene che quella non è una via adatta agli asini. Gli spieghiamo pazientemente che non possiamo seguire un altro percorso, perché il nostro lavoro consiste nel tracciare sulle carte i cammini tradizionalmente utilizzati dalla gente del posto. Si intestardisce per una buona ventina di minuti, prima di cedere a metà. Acconsente ad andare per la via che gli abbiamo chiesto, ma gli asini, insiste, non possono seguire quel cammino. Bisogna procedere contemporaneamente lungo le due direttrici.
Quindi bisogna contrattare un peon: altri soldi.
La Novella Sposa non è per niente contenta della cosa, ma non si oppone, perché si rende conto che il Vecchio è la nostra sola speranza di raggiungere Ventanilla. Riusciamo quindi a trovare il peon e ci si accorda sul prezzo: trenta soles a testa. Di nuovo, la novella Sposa è contrariata, perché il prezzo normale sarebbe venti. Ma di nuovo ingoia il rospo. Anche gli asini ci costano più del prezzo consueto. Ma, alla fine, l'accordo è stabilito. Appuntamento per l'indomani mattina ad Acopalca alle 4,30.
Sveglia alle 3,30.
Quando arriviamo al pueblo, nel buio più fitto, ci rechiamo innanzitutto a prendere gli asini. Da lì, dirigiamo verso la casa del Vecchio. Lungo il cammino, passiamo accanto ad una casa in cui si sta svolgendo una veglia funebre. Dal nulla, mi giungono all'orecchio i canti, come delle nostre atitadoras, ma queste voci sono maschili. Non si distingue la lingua, ma dalla cadenza sembra molto più Quechua che Spagnolo.
Manuel Scorza dice che nelle Ande, certe comunità celebrano due funerali: uno alla morte della persona e l'altro cinque giorni dopo. Il primo funerale è dedicato alla speranza che il defunto ritorni. Il secondo, al dolore per il mancato ritorno. Mentre mi allontano nella notte con l'asino alla corda, mi chiedo di quale dei due funerali stia udendo le voci.
Giunti alla casa del Vecchio, lo chiamiamo e, senza attendere che si presenti, la novella Sposa mi lascia lì con gli asini e va a cercare il peon, che ha un ritardo allarmante. Rimango a contemplare il silenzio assoluto di Acopalca immersa nelle tenebre. non ho udito nulla, non mi sono accorto del minimo cambiamento nell'aria o nell'atteggiamento degli asini, quando affiora dall'oscurità la figura del Vecchio.
-Burr' ps gring amarr' ahi n'ma'- mormora a labbra serrate.
Che sarebbe: -Los Burros, pues, gringo, amarra ahí no más-.
Ossia: -Gringo, amarra los burros ahí no más, pues-.
Non seguo il consiglio: so che sarebbe fatica sprecata legare gli asini, dal momento che stiamo per partire. E infatti, dopo pochi minuti, ecco tornare la Novella Sposa con il peon.
Al momento di iniziare il cammino, abbiamo una sorpresa: il Vecchio dice che andiamo tutti insieme per lo stesso percorso. La Novella Sposa è sempre più scontenta dello strano atteggiamento della nostra guida, ma per l'ennesima volta si cuce la bocca.
La salita è massacrante, ma arriviamo prima del previsto al luogo in cui dobbiamo lasciare gli asini. Nell'ultimo tratto, quello a piedi, siamo spesso costretti a salire sulla parete rocciosa praticamente in verticale. Quando l'ascesa si conclude, sono passate circa cinque ore dalla nostra partenza da Acopalca, senza contare le pause
L'estrazione dello shashal non è brevissima. Al termine, il peon si deve caricare sulle spalle il materiale estratto per la discesa sino agli asini. Non mi sfugge il fatto che il Vecchio doveva sapere questo. Quindi la necessità di seguire due percorsi paralleli non è mai esistita: il peon serviva solo a trasportare shashal. Osservo lo sguardo imperturbabile della nostra guida, mentre prende una manciata della coca che ha preteso che gli portassimo per il lavoro. Si porta alle labbra la mano piena di foglie e sussurra incomprensibili formule a Mama Coca, allontanando poi, ciclicamente, il pugno verso il cielo. Quindi introduce le foglie in bocca e prende a masticarle. Successivamente, prende il piccolo recipiente della calce e, alternativamente, lo agita e ne sorbisce il contenuto, che si mescola con la coca.
Dopo avere caricato il digrassante sugli asini e fatto riposare il peon, iniziamo la discesa. Ad un certo punto, la Novella Sposa si ferma per qualche minuto e io proseguo con guida e peon. Esattamente nell'istante in cui la lei scompare dietro la curva, i due uomini accelerano il passo, come improvvisamente colti da fretta. Dopo circa cinque minuti, capisco che abbiamo messo fra noi e la mia direttrice un tratto di cammino sufficiente a perdere il sentiero per chi non lo conosca già a memoria. Lancio un grido al Vecchio. Non dà cenno di avere udito. Urlo più forte. Rallenta, senza fermarsi. Gli faccio notare che così stiamo perdendo un membro del gruppo. Mi risponde che non può farci niente, che gli asini accelerano e lui deve star loro dietro. E che non mi devo preoccupare, perché la gringa sa come tornare... ma se voglio, posso aspettarla io: loro proseguono.
A questo punto non ho più dubbi su quello che sta accadendo. Mi fermo.
Effettivamente, è successo quello che avevo temuto: dopo qualche minuto, sento la voce della Novella Sposa. Sta proseguendo lungo un cammino che non è per niente quello giusto. Le rispondo, mi faccio vedere, aspetto che si ricongiunga al sentiero.
Riprendiamo il cammino insieme fino al ponte, nei pressi della carretera: qui ci attende il peon con gli asini. Il Vecchio, dice, è andato. Lungo l'altro percorso per Acopalca.
Quando arriviamo al pueblo, lo troviamo lì, a chiedere i suoi trenta soles
Questa volta, la novella Sposa sbotta. Si lamenta con la coordinatrice delle donne di Acopalca del fatto che lui era stato contrattato come guida e ci ha piantato in asso. La coordinatrice rimprovera il Vecchio. Lui, all'inizio, tenta di negare, poi risponde con una storia che conferma tutto ciò che pensavo.
Dice che quel giacimento è suo, di sua proprietà, inventa perfino di sana pianta di avere una documentazione che lo attesta (naturalmente, la cosa è impossibile: i giacimenti appartengono alla comunità). Non è contento che si prenda il suo shashal, e che a prenderlo siano dei gringos per degli scopi che per lui sono tanto incomprensibili quanto irrilevanti.
La conclusione è che, per il lavoro svolto a metà, anzi che trenta soles ne riceve venti. La normale paga di una giornata di lavoro. Il peon, invece, viene pagato trenta, e ringraziato per averci aspettato: lui, sì, è stato bravo. Il Vecchio si allontana mormorando qualcosa. La Novella Sposa è infuriata, pensa siano lamentele per la paga decurtata.
A me sembrano canti sommessi e cadenzati, come di un funerale in cui si spera che chi è morto non sia morto. O una invocazione a Mama Coca.
A lei, che capisce.

Una storia allucinante, mi

Una storia allucinante, mi hai fatto venire i brividi dalla paura e adesso non so come togliermeli, pensarti lassù, disperso con i ciuchini avanti e una sposa nuova dietro....

"Il vecchio" mi pare a metà

"Il vecchio" mi pare a metà strada tra un racconto ed una metafora dello stato delle relazioni tra popoli e uomini. Ognuno fermo nella sua cultura e nel suo orizzonte. Si cammina paralleli senza mai comprendersi. Bella la descrizione del tuo sguardo che apre uno spiraglio di luce sui molti perchè, ha ragione Ale leggerti: è sempre molto bello ed io aggiungo: fonte di riflessione.