Miti

Il mito di Monti Prama

Il commento su Monti Prama mi ha bruscamente riportato alla realta' conosciuta, quella di casa. Quella in cui l'archeologia non e' un nuovo pianeta da scoprire ma un groviglio di beghe da sbrogliare. E non perche' sia meno interessante: e' solo piu' nota e vicina, almeno per me.
Dunque, vediamo di sfatare.
Le statue di Monti Prama non rivoluzionano un bel niente, almeno non oggi.
Sono state scoperte negli anni settanta e pubblicate, a piu' riprese, almeno a partire dal '74. Fino a non molti mesi fa, significativi frammenti di due di queste statue erano esposti a Cagliari, al Museo Archeologico Nazionale, pianterreno, in fondo a sinistra, vicino ai bronzetti di Serri.
Solo che al tempo dellaloro pubblicazione la moda era diversa da oggi: i profeti della "sardità" allora amavano gloriarsi di quanto fosse stata rustica, rude, militaresca, spartana la civiltà nuragica. Per questo nessuno bado' alle statue. La mancanza di cantori non c'entra.
Oggi, epoca di new age, di religione vista dietro ogni angolo, di passione per qualunque cosa sappia di mistero e di irrazionale, tutti sono in visibilio per il santuario eroico del Sinis. La ricerca su quel sito non si e' mossa di un millimetro. Le statue sono scomparse, sostituite dalla polemica su chi dovrebbe averle ed esporle (a scanso di equivoci: per me devono essere esposte a Cabras, non certo a Cagliari o a Sassari).
Uno stuolo di pennivendoli nostrani e stranieri si affatica a scrivere la cosa piu' ridicola del mondo: che queste statue sarebbero state nascoste dagli archeologi perche' i rappresentanti di un fantomatico Sapere Ufficiale non sopporterebbero di vedere crollare le loro teorie in favore di quelle di outsider presunti Don Quijotes che favoleggiano di Atlantide e di Shardana dal cuore ribelle.

Per fare chiarezza

Primo: le statue di Monti Prama retrodaterebbero solo un tipo di scultura mediterranea e al massimo la retrodaterebbero di un secolo (dal VI al VII a.C.). Niente che faccia della Sardegna il fulcro di chissa' quale meraviglia. A parte la meraviglia che e' già senza bisogno di miti supplementari.

Secondo: tutte le statue di questo mondo non fanno un'Atlantide. Né dimostrano l'esistenza di improbabili tsunami, o di farneticanti "Età del Fango" o l'inesistenza della stradocumentata Età del Bronzo Finale (che per i Don Quijote sarebbe resa impossibile dal mitico tsunami distruttore dell'Atlantide-Sardegna).

Terzo: i presunti outsider, poveri cavalieri dalla trista figura e osteggiati dal potere sono tanto potenti che qualunque loro idiozia esce a giro di posta (elettroinica) sui principali quotidiani sardi e italiani, prende i soldi e il patrocinio dell'Unesco, riceve recensioni favorevoli da accademici romani e consulenti della Presidenza della Repubblica (ma che di archeologia sarda sanno quanto io di gare di struzzi), eccetera eccetera.

Quarto: le relazioni della Sardegna con il mito di Atlantide e con gli Shardana (secondo me, soprattutto con gli Shardana) possono essere serie ipotesi di lavoro. Ma solo se le si affronta seriamente: non e' il caso dei Don Quijotes. Di nessuno di loro.

Quinto: lo siento, pero la arqueologia es algo que se hace trabajando muchos años, estudiando aun más y hundiendo las manos en la tierra hasta sacar pequeñas informaciones que sólo se pueden entender volviendo a estudiar y a trabajar. Cualquier otra cosa será seguramente interesante para las novelas pero no es arqueologia.
Es decir: ¿las lineas de Nasca están hechas por extraterrestres? Puede ser: vamos a averiguar. ¿Es verdad que se ven solo desde el cielo? No, no es verdad: yo las he visto desde la tierra.
¿La civilización de America vino de la Mesopotamia? Y entonces ¿porque desde el 2900 hasta el 1800 a.C:, mientras en la Mesopotamia estaba la escritura cuneiforme, la metalurgia, los Poemas de Gilgames, en Caral no habia ni ceramica?
¡Manos en la tierra, y busquen la respuesta!

MONTI PRAMA e il livore degli accademici

Oggi in sardinia vi è un piccolo gruppo che cerca disperatamente di difendere l'OCCULTAMENTO di 32 statue trentadue, tenute trent'anni 30 in magazzino. Questa categoria si difende scagliandosi contro chi a parer loro avrebbe sobbillato il popolo contro il "potere costituito" dell'archeologia. "La Storia NON è ONDE ANOMALE o GUERRIERI DAL CUORE RIBELLE" strillano, attaccando quei due "fanatici di FRAU e MELIS" che con i loro libri hanno scatenato nel 2002 una sorta di piccola rivoluzione nello scrivere la storia dei Sardi. CHI E' lo sparuto gruppo che attacca questi due sempre col solito ritornello "La Storia NON è ONDE ANOMALE o GUERRIERI DAL CUORE RIBELLE" ... beh! facile. Coloro che sentono la sedia sfuggirgli da sotto il sedere: CATTEDRATICI e SOVRINTENDENTI con i loro CHIERICCHETTI. ARCHEOBUONI e ARCHEOBIMBI, come li chiama Melis...
shard.

Ave Caesar

Caro Shard, spero tu non sia quel Leonardo Melis che è solito parlare di sé in terza persona dicendo: "come sostiene Melis", "come li chiama Melis", "Sta per uscire il nuovo libro di Leonardo Melis", "Perché ai vostri convegni non invitate i Leonardo Melis?", e simili improbabili emulazioni cesariane.
Ma sicuramente non sei tu, e perdona il mio dubbio.
Comunque, dolente di rompere il giocattolo, ma la tua invettiva in questo blog è fuori luogo. Sono disoccupato, niente poltrone da non far scricchiolare. I soprintendenti finora mi hanno più che altro danneggiato e con i cattedrattici nei casi migliori finisce a urla, quindi non troverai nessuno di loro fra i lettori dei miei post: hai sprecato tempo ad attaccarli qui.
Io amo le favole, dove un rospo diventa principe se lo bacia una principessa, ma una favola non diventa teoria scientifica se la osteggia un Barone.
Quanto al "popolo", sobillato o non sobillato, in questa vicenda non c'entra assolutamente nulla: la vostra è una "guerra tra ricchi"... e aspiranti tali.

Amauta

"a scanso di equivoci: per

"a scanso di equivoci: per me devono essere esposte a Cabras, non certo a Cagliari o a Sassari."

Devi ricordare questo. Quando le statue sono state trovate, Oristano non esisteva. Le province erano solamente 3: Cagliari, Sassari, Nuoro. Oristano/Cabras era parte di Cagliari e così sono finite là in quanto reperti della provincia. Inoltre Cagliari aveva la facoltà di archeologia e il museo, Cabras no. Se oggi esistono ancora è per il fatto che sono state conservate in maniera ottimale e ciò ha permesso ai massimi esperti della materia, ad esempio Lilliu, di studiarle. Chiediti invece che fine hanno fatto gli oggetti in oro o i reperti di diverso genere ma ritrovati in loco distrutti con l'intenzione dagli agricoltori di Cabras, i quali, dopo tanti anni, ancora tacciono. Anche io ti do un consiglio. Visto che sei disoccupato, e quindi non fai niente dalla mattina alla sera, impiega il tuo tempo studiando e prendendoti una laurea, anzichè giocare a fare l'archeologo senza titolo. Se gli altri sono dei Don Chisciotte, tu sei un Sancho Panza.

Dell'imparare a leggere

Caro\a "Archeo",
credo che tu abbia fatto un po' di confusione. Chi giudica negativamente il fatto che le statue di Monti Prama siano finite nelle mani di archeologi e non di agricoltori non sono io, ma l'impetuoso autore del commento al mio post. Io ho scritto, semmai, che di negativo c'è il resoconto romantico e fantarcheologico della storia di quelle statue fatto dai Don Chisciotte di cui sopra.
Ribadisco che secondo me quelle statue andrebbero esposte a Cabras. Non nutro, invece, e non ho avanzato da nessuna parte, l'idea surreale che tu sembri attribuirmi, e cioè che le statue avrebbero dovuto essere esposte a Cabras quando sono state trovate. E questo se non altro perché, come tu certamente saprai, il museo di Cabras è stato inaugurato molti anni dopo.
Quanto alle gentili ed avventate parole che rivolgi al mio indirizzo, vorrei suggerirti di stare un po' più attento a quello che leggi quando intendi pronunciarti pubblicamente e con degli attacchi personali (fra l'altro, del tutto gratuiti ed ingiustificati). Stare attento innanzi tutto all'uso dei termini: a Cagliari non esisteva una facoltà di archeologia, ma una facoltà di Lettere che fra gli orientamenti dell'indirizzo classico aveva anche quello archeologico.  E' esattamente in quella facoltà , con quell'indirizzo  e con quell'orientamento  che mi sono laureato (tesi in Preistoria e Protostoria, arco cronologico della tesi comprendente l'epoca delle statue di Monti Prama, area geografica incentrata sulla Sardegna).  E questa è la seconda cosa a cui dovresti stare più attento:  prima di dedurre qualcosa su una persona, sii certo di avere dati sufficienti a farlo. A tale proposito: è piuttosto piccola, gretta e meschina la visione del mondo secondo cui un disoccupato è uno che "non fa niente dalla mattina alla sera"... la rivelazione forse sarà per te sconvolgente, ma ci sono disoccupati che dalla mattina alla sera lavorano. Nel mio caso, però, la realtà è ancora diversa, e ancor più ti mostra l'errore che commetti: io da disoccupato studio archeologia. Sto seguendo un master. Se fossi stato un po' meno avventato e ti fossi fatto un giro anche superficiale per il blog prima di sputare sentenze sulla persona che lo tiene (e che oltre tutto è anche d'accordo con te sull'argomento Monti Prama), avresti letto che sono in procinto di tornare in Perù a scavare: a meno che tu abbia pensato che mi riferissi a secchielli e palette, ti avrebbe dovuto sfiorare il dubbio (hai presente quella cosa che passa talvolta nella mente di chi non è ancora arrivato a credersi onniscente?).
Ancora: io in questo sito non faccio l'archeologo, né per gioco né seriamente. Questo, come ho scritto in tutte le salse, è un sito sul viaggio. L'archeologia fa parte della mia vita quotidiana, quindi è inevitabile che talvolta ne parli, ma non è in alcun modo il tema del sito. Il mio post su Monti Prama era una risposta a un commento (che mi auguro tu abbia letto prima di lanciarti nella tua sterile e incomprensibile sferzata contro di me) lasciato da una persona che era caduta nella trappola di credere alla favola degli archeologi cattivi che per trent'anni avrebbero nascosto le statue.
E da ultimo: prima di credere che dare del Sancho Panza a qualcuno costituisca senz'altro un insulto, forse faresti meglio a ricordare ascendenti e discendenti (letterari) di Sancho e di ciò che rappresenta nel Quijote. Quelli che io chiamo i Don Chisciotte nell'archeologia lo sono nel senso che vorrebbero presentarsi come tali. Ma, come ho appunto scritto, sappiamo tutti benissimo che non hanno nulla del sognatore dagli ideali puri.
Fatte queste dovute precisazioni, sono contento che ci sia qualcun altro che non demonizza gli archeologi e non santifica chiunque si occupi di archeologia senza averla prima studiata e praticata sul campo.

Amauta