Una giornata particolare

El hacendado y la genetica suiza

Stamattina mi sono alzato alle sette. Avevo in programma di visitare il Museo della Cultura Sicán a Ferreñafe (vicono a Chiclayo) e il Bosque de Pomac, una gigantesca riserva naturale con 32 piramidi di adobes all'interno, senza contare las huacas menores...
Prendo il colectivo sino a Ferreñafe e da li' ne prendo un altro che va a Batán Grande. La fermata del Bosque de Pomac e' lungo la strada. Dico al llenador (il tizio che urla la destinazione del colectivo ai passeggeri che devono salire) che devo scendere al Bosque. Ma lui si dimentica di dirlo al conduttore. A differenza di quanto accade con le combi, in un colectivo il llenador non sale a bordo... quindi il conduttore crede che io scenda a Batán Grande. Appena arrivato mi rendo conto della fregatura. Che e' doppia, perche' al momento non ci sono mezzi per tornare verso il Bosque.
Dopo circa 20 minuti di ordinario passeggiare nervoso, vedo arrivare un tizio che scende da un furgoncino. Mi parla in un italiano franco-spagnoleggiante. E' uno di Batán Grande che vive a Ginevra, dove lavora csuo figlio, che e' nato in Italia e si chiama Raffaele.
L'uomo si chiama Juan Castillo. Don Juan Castillo, e sto per scoprire che e' un aspirante erede degli hacendados dei tempi di Scorza.
Mi accompagna lui al Bosque, elungo la strada mi porta a vedere le sue terre. Sono grandi, anche se ancora lontane dagli imperi feudali precedenti la riforma agraria. Ha pochi dipendenti, ma si espande rapidamente. Ha un carattere molto fazendeiro dei romanzi di Amado. Una specie di allegro ranchero che si comporta con la sicurezza di chi sa che in paese sono tutti suoi parenti, amici o debitori. Allegro, sorridente, piange miseria perche' non puo' ancora ricavare i 40.000 dollari annui che ha calcolato che guadagnera' fra 10 anni. Mi mostra le sue colture di yucca, banano, uva eccetera. Mi dice orgoglioso che, lavorando come un cavallo, sfruttando le sue conoscenze di ingegnere (e' laureato) ed elaborando sistemi di coltivazione nuovi per la zona riesce a rendere fertile una terra ingrata con la poca acqua di Batn Grande. Io guardo la sua terra e mi sembra semplicemente un uomo che ne ha tanta.
Mi racconta che prima della riforma tutte le terre circostanti appartenevano ad una sola famiglia: 5000 ettari. Poi la riforma divise le terre e si formo' una cooperativa che sostitui' la fazenda. Ma gli amministratori della cooperativa mangiavano il denaro di tutti e la cooperativa venne sciolta. Ora sono tanti piccoli proprietari (piccoli come lui suppongo...) che soffrono i prezzi imposti dai mediatori perche' dopo l'esperienza della cooperativa nessuno vuole piu' sentir parlare di associazione di produttori. Don Juan non e' contento di questo: pensa che almeno per imporre un prezzo stabile l'associazione ci vorrebbe.
Prima di accompagnarmi al Bosque mi mostra il suo ultimo esperimento: i vitelli selezionati in Svizzera che lui sta allevando qui come rappresentante ufficiale della nueva genetica suiza.
Ossia: caro m' ho trovato le tue mucche... anche se non proprio a Cajamarca :-)

Le piramidi del bosco

Riesco a visitare solo due delle piramidi: la Huaca del Oro e la Huaca Las Ventanas. Sono molto simili a quelle di Túcume, solo che qui a farmi da guida non ci sono gli archeologi, ma Ñaño, il cugino di Don Juan, che di archeologia ne sa quanto io di ingegneria idraulica.
Alcune delle altre huacas le vedo da lontano. Dalla cima delle due che visito posso ammirare l'intero bosco: e' immenso. Mangio un ceviche e un po' di pollo con riso prima della visita. Questa volta non in un ristorante, ma dalla signora che fa da mangiare all'equipe di scavo.
Dopo la visita mi incammino per uscire dal bosco. Don Juan mi ha detto che non ci sono molte mototaxi che passano, ma a cinque chilometri di distanza si esce dal bosco nel paesino di Illimo: li' ci sono combi che vanno a Lambayeque.
Cammino.
Il bosco e' infinito. Non abbandono mai la strada perche' col senso dell'orientamento che mi ritrovo finirei per girare in tondo, pero' si capisce che varrebbe la pena di venire qui anche solo per visitare il bosco: ci vorrebbero giorni.
A circa meta' strada passa un pullmino di gitanti che mi carica e mi porta a Illimo. Da li' prendo la combi per Lambayeque. Non vedro' il museo di Ferreñafe, ma quello che mi sono perso ieri: il Museo Tumbas Reales de Sipán. Il piu' famoso della zona.

Una lezione di museologia

Il museo e' a forma di piramide. Si depositano macchine fotografiche e telecamere all'ingresso e si entra dall'alto. Via via si scende.
Non ho mai visto un museo migliore di questo.
E' un racconto, il racconto dello scavo. Nel primo livello c'e' una chiarissima introduzione alle culture della zona e in particolare a quella di Sipán: la Cultura Mochica.
Poi c'e' l'illustrazione degli strumenti e delle tecniche di scavo. Ci sono le foto degli ambienti del sito affiancati alle copie delle sezioni e delle piante di strato fatte durante gli scavi. Ogni fase e' spiegata minuziosamente.
Man mano che si scende si entra nel vivo. I reperti, per quantita' e bellezza, possono far pènsare solo alla tomba di Tuthankhamon. Ogni tomba e' spiegata strato per strato con esposizione di reperti originali e copie, ricostruzione in calco degli ambienti, scheletri originali, immagini, disegni, didascalie che narrano fase per fase le operazioni di scavo, ricostruzioni 3D, animazioni.
Quando esco dalla piramide ho la sensazione di avere partecipato agli scavi... senza sporcarmi di sabbia!
Il biglietto costa 10 soles: 2,5 euri.

Commento corale

Ciao Amauta mio, è la tua nipotina che parla colpevole di cotanto silenzio e disattenzone alle tue meravigliose avventure peruviane....così prima che tu ritorni ho voluto, durate la mia vacanza...sostare in un internet point per mandarti un messaggio...ti ho invidiato per il museo...
mentre le terre e le genti di Scorza me le racconterai spero di persona, faccia a faccia come è bello che sia...
ci vediamo al mio rientro a Cagliari...nel frattempo che i tuoi giorni siano buoni!
Un abbraccio e unu basireddu da nipotina al mare!
....
P.s. Sappi che al tuo ritorno, una volta riposato, rifocillato e ripreso dal viaggio
un popolo intero chiederà a gran voce una sola cosa da te:
CE-VI-CHE - CE-VI-CHE....!!!
Un abbraccio,
Alberto

Il popolo intero sara'

Il popolo intero sara' naturalmente accontentato, ma e' bene che vi prepariate da subito ad alcuni contraccolpi psicologici non proprio soft.

1) Un ceviche degno di questo nome, con i prezzi che raggiungono da noi il pesce bianco e vari altri animaletti marini, e' un piatto che ci si puo' permettere abbastanza raramente.

2) Alcune cose che nel ceviche ci stanno benissimo, per il modo in cui e' preparato il piatto (per ora non svelo di piu'...), possono essere un po' pericolose. Ossia: bisogna avere un pescivendolo di strafiducia o pescare tutto con le proprie manine.

3) Tutto cio' che si mette nel ceviche deve essere fresco che piu' fresco non si puo'. Leggi: se si organizza una "cevichata" per un determinato giorno, non puo' saltare al giorno successivo nemmeno se lo dice il papa.

4) Fermo restando che la fantasia culinaria di chiunque puo' sempre trovare versioni alternative, il ceviche peruviano d.o.c. si fa con un tipo di ají (peperoncino) che da noi non esiste. Io ne portero' un po', ma fatalmente finira'...

Malgrado tutto cio', credo che qualche ceviche accettabile riusciremo a mangiarlo :-)

Ho fatto un paio d'ore di

Ho fatto un paio d'ore di full immersion e ho letto il blog dall'inizio alla fine, senza sosta, commenti compresi: per dirla tutta un po' di confusione con i nomi la ho, tuttavia non riuscivo a fermarmi, perchè a trascinarmi sono state le emozioni. Ho sorriso, mi sono commossa, incuriosita, appassionata e ho fantasticato. Le foto le ho guardate solo alla fine e sono contenta perche' fino ad allora ho immaginato.
E' stato un tempo ben speso.

A proposito ... non sai quanto ti capisco a proposito di senso dell'orientamento carente!!!