Dove si seppelliscono i lampi
Cerro de Pasco
L'autobus arriva a Cerro de Pasco alle 5:20 del mattino. Scendo con tre maglioni, guanti, sciarpa e chullo in testa con tanto di paraorecchie. Serve tutto: il freddo e' atroce. Mi carico lo zaino sulle spalle e, nel buio, mi avvio a cercare il luogo da cui fermano i colectivos per Yanahuanca.
Non fatico molto a trovare il posto e, per mia fortuna, i passeggeri ci sono gia' tutti. Un colectivo e' un taxi che parte soltanto quando e' carico di gente. Mi costera' tredici soles per circa due ore di tragitto, forse due ore e mezza. C'e' una persona affianco al guidatore, dietro siamo in tre, uno nel portabagagli posteriore. Partiamo. Mi sembra di intravedere neve ai bordi della carretera, ma non e' facile capire se sia davvero neve, tra il buio ed i finestrini ostruiti dal gelo. La strada ' sterrata e parecchio accidentata. Ogni tanto il taxi deve andare a passo d'uomo per attraversare fossi e dossi. A un certo punto, nel mezzo del nulla piu' piatto che avessi mai visto, con il buio ancora pesto, il tassista si ferma, suona piu' volte il clacson, scende lasciando la portiera aperta e si mette a chiamare, fischiare, suonare ancora il clacson. Dopo un'eternita' di gelo, arrivano dalla brughiera fantasma una ragazza e un bambino. La ragazza si sistema sulle ginocchia di uno dei passeggeri, il bambino nel portabagagli insieme all'altro tizio, che sembra conoscerlo. Proseguiamo. Ci si fa l'alba lungo il tragitto e finalmente si vede qualcosa dal finestrino. Attraversiamo pampas alternate a monti che devono essere per lo meno di 5000 metri. Si vede ogni tanto qualche spruzzata di casupole, las estancias dei pastori di pecore e di lama. Alcune assomigliano a pinnettas. Altre sono le tipiche case di adobes che ho visto nel resto del paese.
Quando siamo a circa mezzora da Yanahuanca, l'uomo seduto accanto a me comincia a parlare.
E cominciano i lampi sepolti.
Demetrio
L'uomo si chiama Demetrio Rueda. Mi chiede da che paese vengo, iniziamo la solita conversazione scontata fra turista e locale che tante volte si e' ripetuta da quando sono arrivato in Peru'. Gli dico che studio archeologia e che tornero' in Peru' l'anno prossimo per scavare. Dopo una lunga pausa nella chiacchierata che sembra ormai scivolare lungo binari previsti, chiedo:
-¿Cerca de Yanahuanca hay un pueblo que se llama Yanacocha?
-Si, Yanacocha... es un poquito mas arriba, yo soy de Yanacocha... ¿quieres visitarla?
-Si, me gustaria mucho... ¿en cuanto tiempo se llega de Yanahuanca a Yanacocha?
-Unos cuarenta minutos.
-¿Y Chinche tambien esta cerca?
-Tambien muy cerca, pero al otro lado... ¿pero como sabe usted que existe Yanacocha?
-Porque lo lei' en los libros.
-Ah, claro... Manuel Scorza...
-Si, esos.
-¿Te gustan los libros de Scorza?
-Me gustan los escritores peruanos, pero Scorza es el que mas me gusta.
-Claro... yo se lo que me ha contado mi papa', porque en aquel tiempo era niño: Hector Chacon...
-El Nictalope...
-El Nictalope, si. Segun contaba mi papa' fue una cosa increible cuando Hector Chacon mato' al primer hombre... porque en aquellos tiempos no habia omicidios aqui, fue asi' que comenzo' su rebelion...
-¿Y Garabombo?
-Garabombo, claro... era de Chinche.
-¿Es verdad que se llamaba Fermin Espinoza?
-Fermin Espinoza, si. Pero nadie conocia aquel nombre: todos le decian Garabombo. El era un jefe, encabezo' la lucha para recuperar las tierras. Pero yo solo se lo que me contaron.
-¿Y era alto, como dice Scorza?
-No alto sino gordo, su apariencia era grande. Cuando vas a volver aqui te muestro las fotos de el y de Hector Chacon
-¿Y cuando se murio' Scorza aqui la gente era triste?
-Si, muy triste, se puso de luto.
-¿Y Agapito Robles? Era de Yanacocha igual que Chacon, ¿verdad?
-Claro, de Yanacocha.... Hector Chacon se murio' el año pasado ¿Quieres conocer a Agapito?
-¿Esta' vivo Agapito Robles?
-Si, vive cerca de mi casa.
L'uomo che si trasformava in puma
Scendiamo qualche centinaio di metri prima di arrivare a Yanahuanca. La strada e' bloccata perche' la stanno asfaltando. Entro a piedi nella piazza di Yanahuanca, quella dove il vestito nero perse il sol. Mi faccio indicare subito "la misma esquina de la plaza de Yanahuanca por donde, andando los tiempos, emergeria la Guardia de Asalto para fundar el segundo cementerio de Chinche". La fotografero' il giorno dopo, ma non e' niente di suggestivo.
Demetrio, con cui nel frattempo diventiamo amici e ci diamo del tu, mi porta in un mercato a mangiare e mi trova un posto a dormire per sei soles. Poi chiama un tassista perche' mi porti a Charquicancha, dove sta la estancia di Agapito Robles.
Il tassista si chiama Juan e anche con lui faccio amicizia. Il tutto mi costa 110 soles, perche' Charquicancha e' a due ore e mezza di strada sterrata molto peggiore di quella tra Cerro e Yanahuanca, e Juan mi deve aspettare finche' mi trattengo e poi riaccompagnare. Inoltre non ci sono altri passeggeri: nessuno va a Charquicancha, quindi pago tutto io.
Lungo il tragitto vedo animali mai visti, paesaggi molto spogli ma che mi colpiscono, perche' me li ero immaginati esattamente cosi'.
Arriviamo nei pressi di un gruppettino di poche capanne. Poi scopriro' che ognuna e' una stanza: una e' la cucina, una il magazzino, una la camera da letto...
Mi si avvicina un omino sorridente, pieno di rughe e tanto gentile da essere timido. E' Agapito Robles, l'uomo che parlava con i cavalli, che moriva attraversando i fiumi e resuscitava sull'altra sponda trasformato in puma. L'uomo che la guardia civil bracco' per tre anni senza mai riuscire a prenderlo.
Ha 77 anni e una miseria che si taglia a fette. si vedono i piedi nudi sotto le scarpe bucate. Sua moglie e' un'india silenziosissima, che mi stringe la mano distogliendo lo sguardo, e cosi' fa la figlia. Il figlio invece e' molto piu' spigliato. Il nipotino, Franklin, e' uno spettacolo e non ha nemmeno un filo della timidezza dei nonni. Manuel Scorza diceva di aver portato all'attenzione del mondo il popolo invisibile. E certamente e' vero, o e' stato vero fino a qualche tempo fa. Oggi si sa che questa gente esiste. Ma niente di piu'. Parlando con don Agapito capisco che negli anni sessanta, questa gente ha lottato solo per le proprie terre: il resto e' rimasto nelle aspirazioni di Scorza e del Movimento Comunale. Lui non nomina mai la Cerro de Pasco Corporation, ma solo gli hacendados. La sua e' rimasta una lotta di comuneros contro i tirannelli locali, le multinazionali che manovravano i tirannelli non entrano nel mondo dei suoi ricordi. Poi e' arrivato Sendero Luminoso, che qui era radicatissimo, ma a don Agapito e' ugualmente estraneo. Forse non era gia' piu' la sua generazione. E' una cosa che allontana con un gesto della mano, come argomento che non lo riguarda. Eppure e' stato Sendero Luminoso a uccidere Francisco Madrid Salazar (il vero nome del dottor Montenegro) e sua moglie (che non si chiamava donna Pepita). Dopo la morte dell'hacendado, dice don Agapito, le terre sono tornate ai comuneros definitivamente, e adesso sono pueblos, villaggi, non piu' colonie dei possidenti. Pero' non sembra collegare questo fatto con l'azione dei senderisti.
Dopo Sendero (lo intuisco osservando, non me lo racconta nessuno) e' arrivata una radicale opera di desenderizzazione. Opera fondamentalmente religiosa. E' stata diffusa come il napalm la chiesa evangelica. Anche don Agapito e' un pastore evangelico. Quando mi invita a pranzo, in una capanna strettissima affumicata da un piccolo focolare, mi chiede se sono evangelico. Rispondo di no. Mi chiede se credo in Dio. Rispondo di no.
-¿Porque?
-Porque Dios tiene respuestas. A mi me gustan las preguntas.
Sorride: -Te gusta investigar.
Poi si toglie dalla testa il chullo, abbassa lo sguardo, giunge le mani e ringrazia il suo dio per tante cose. Fra cui la mia presenza li'.
Mangiamo cibi per me squisiti e molto esotici, ma capisco subito che per quella famiglia e' semplicemente l'unico cibo di tutto l'anno.
Don Agapito mi racconta tutta la storia che ho gia' letto. Mi racconta che avevano braccato lui non perche' fosse particolarmente responsabile, ma perche' era Personero, autorita' della comunita'. Dice che dopo averlo braccato tre anni lo hanno lasciato in pace perche' era innocente. Ovviamente non credo che la motivazione reale sia stata quella. Ma non approfondisco. Parlare con don Agapito e' come parlare con un anziano di un qualunque paese di qualunque parte del mondo: mi ha offerto la sua ospitalita', mi offre le sue storie. Non mi va di andare oltre.
Parla di Hector Chacon.
-¿Como era?
-Muy decidido. Decidido a vengarse. Habria hecho cualquier cosa para vengarse del hacendado. Le gustaba robar, era abigeo. Pero tenia razon contra el hacendado.
Parla di don Raymundo Herrera, il Cavaliere Insonne. Si chiamava davvero cosi' ed era davvero il Presidente della comunita' di Yanacocha.
-Yo era Personero, la primera autoridad, y el la segunda, pero era mayor que yo.
E mi racconta la storia che gia' conosco, la ricerca dei cippi per attestare il diritto di proprieta' dei comuneros sulle terre.
-Nos llamaban invasores, pero los invasores eran ellos... nosotros solo recuperabamos las tierras que nos pertenecian.
Come muore un invisibile
"Mentre sul conto di Fermin Espinoza fornira' maggiori ragguagli la pallottola che lo fece crollare su un ponte del Huallaga".
Questa frase della pagina introduttiva a Rulli di tamburo per Rancas e' sempre stata un chiodo fisso per me. Ma soltanto ieri ne ho capito il senso.
Nessuno sa come sia morto Garabombo.
Don Agapito dice che lotto' coraggiosamente, che fu uno dei piu' grandi capi della rivolta e che il recupero delle terre da lui comandato riusci' ("yo lo vi, estuve alla' por una semana durante el recupero"). Dice che non era ne' alto ne' grosso. Dice che era agilissimo, bravissimo a non farsi prendere, a non farsi trovare.
-Quizas por eso le decian el invisible...
-¿No fue Scorza que lo invento'?
-Si, puede ser...
Pero' dice anche che dopo il recupero Garabombo visse ancora per circa dieci anni e pretese per se' una parte della terra recuperata, perche' sosteneva di averla meritata. Adombra la possibilita' che siano nate antipatie nei suoi confronti e non esclude che l'abbiano ammazzato suoi compaesani chinchinos. Si racconta che sia morto mentre attraversava a cavallo un ponte, ma il corpo nel fiume non e' mai stato trovato. Qualche ora dopo vado a Chinche e chiedo anche li'. Mi dicono che Garabombo lotto' soltanto per la comunita' e che mori' cavalcando su un ponte, ma del Chaupihuaranga, non del Huallaga. E che non sopravvisse agli anni del recupero, mori' nel '63. Scorza scrive la frase sulla sua morte in un libro pubblicato nel '69-'70, quindi i dieci anni di cui parla don Agapito sono esagerati. Ma chi ha ragione? Quando e' morto Garabombo? E chi l'ha ucciso?
I chinchinos mi dicono di andare a Uchumarca, dove avvenne la strage dei comuneros guidati da Garabombo. Li' dovrei chiedere ai vecchi, che hanno visto e sanno. Ma per andare a Uchumarca non avro' il tempo. La morte di Garabombo per me restera' inspiegata, almeno per ora. E forse sara' cosi' per sempre e per tutti. Forse l'unica morte possibile di Garabombo e' quella narrata da Manuel Scorza: quel corpo che giganteggia, che invecchia di secoli quando mette piede sul ponte, quell'occhio che lo vede, quella pallottola che lo raggiunge. Quell'invisibile mito che perdura.
Agapito e Manuel
-¿Como era Manuel Scorza?
-Era un hombre muy alegre... era mas que un amigo, era mi hermano. Nos venia a encontrar en la carcel de Huanuco.
Dice che non voleva essere chiamato "don Manuel".
-Yo soy Manuel... solo Manuel.
-¿Y es verdad lo que escribio'?
-No escribio' todo... falta mucho. Yo voy escribiendo la historia entera. Pero lo que el escribio' es casi todo verdadero.
-¿Y es verdad que a usted le gustaban los ponchos de colores?
-Bueno... tenia uno... pero diferente de lo que dice el...
-¿Y usted tiene un buen recuerdo de el?
-Para nada.
-¿Porque?
-Porque yo no tuve nada. Nosotros somos los protagonista de esas historias y quedamos sin nada. El me promitio'... ¿y que tengo ahora yo? Y despues que se murio'... me parece que en un avion... no se cuando...
Non ha una chiara cognizione della morte di Scorza, e nemmeno di cio' che esattamente lui gli avrebbe promesso... questa parte dei suoi racconti e' molto confusa.
-Si, don Agapito, tuvo un accidente de avion, en el 1983...
-¿Y despues quien me pudo ayudar? ¿Hay alguien... sus hijos, su esposa que me puede ayudar¿
Forse sente di avere diritto di partecipare alle entrate editoriali, ma non e' chiarissimo. Non me la sento di deluderlo.
-Esta' su esposa, y una nieta, don Agapito...
-Tengo que buscarlas... ¿Sabes? Yo nunca pude leer La tumba del relampago...
Mi sembra impossibile: Agapito Robles non ha mai avuto in mano l'ultimo volume de La guerra silenciosa...
-Incluso los primeros tres libros, los tenia y se me quemaron alla' en mi casa en Yanacocha... solo tengo el Cantar de Agapito Robles. Me lo trajo una mujer de Dinamarca, que vino aca' para encontrarme, para sus estudios de graduacion... nadie me conoce en mi pueblo... casi en mi familia... pero me conocen en Dinamarca...
La tumba del relampago in spagnolo non si trova piu'... la stella di Manuel Scorza non e' meno in disgrazia di quella di Agapito Robles... Io ho i primi tre libri_ Redoble por Rancas, Garabombo el invisible e El jinete insomne. Li ho comprati in una bancarella a Lima.
Glieli regalo.
Sono tornato a Cerro de Pasco.
Prima di tornare a Lima, oggi, vado a Rancas.





scorza_
hai visto questo articolo:
http://www.nodo50.org/mariategui/literaturaprimerterritoriolibre.htm
Mondi
Io ho letto La volpe di sopra e la volpe di sotto (non ancora in spagnolo), con la polemica tra Arguedas e Don Julio, ma anche Don Alejo (Carpentier). Tu l'hai letto? Mi piacerebbe avere un tuo parere: io l'ho trovato quasi incomprensibile per chi non e' peruviano. E non so se sono d'accordo con Scorza sulle due correnti: Vargas Llosa e Cortazar, a partire da un certo punto, divergono parecchio. E cosi' altri: Garcia Marquez diverge addirittura da se stesso. E in un certo senso "La danza immobile" diverge dalla pentalogia: proprio nel senso dell'opposizione individuale-collettivo.
Anche la metafisica mi perplime: don Agapito sul piano metafisico mi e' sembrato in pace con Dio. E' su questa terra che aveva da ridire, e ce l'aveva con Scorza.
Non credo che tra i due uno abbia ragioe e l'altro torto. Forse Scorza non ha fatto altro che NON capire gli andini a modo suo. Un modo diverso da quello di Sendero Luminoso, di Cortazar, o di noi stranieri. Tante incomprensioni, tanti binari paralleli.
Nel caso di Scorza, la Narrazione li ha uniti. Non so se l'abbia fatto anche il narratore.
... Spero che tutto questo
... Spero che tutto questo non sia vero,
spero sia una tua invenzione, un racconto o un sogno fatto durante i sussulti del bus,
perchè, se è vero, vuol dire che sei entrato in un altro mondo,
in un'altra dimensione, non so come dire,
mi sembra una storia da "macchina del tempo innestata" su "macchina dello spazio"...
... e soprattutto, se è veramente vero, io smetterò di leggere questo blog,
non voglio rinunciare all'emozione di sentire per la prima volta queste cose direttametne dalla tua voce,
cià,
Ant
Non sono sicuro di capire
Non sono sicuro di capire quello che scrivi. Soprattutto non capisco perche' non leggere piu'.
Agapito
non ho parole...
incontri
Che incontri. CHE emozioni. Ti seguo a Rancas. Rullano i tamburi.
Envidia
He seguido con interes y alegria tu andar por los Andes. Todo me parece fantastico. Pero que hayas encontrado personalmente Agapito Robles sinceramente non lo puedo soportar. ?Quantas cosas me contaras todavia a tu regreso? T e espero con impacieencia porchè intuyo que de todo esto viaje nacerà un ermoso espetaculo
capi e fila
e così vai a trovare i capi di molte fila, di molte trame.. ma com'era il tuo spirito al ritorno, a Cerro?
mi piace che anche dall'altra parte del mondo si manifesti sempre la "passione investigativa".. del resto sei lì per questo (o no, o anche)
c'è molto che resta indefinito, nn solo delle cose scritte (per me almeno :P) è un'atmosfera che man mano, nei post, si fa più concreta, più palpabile..
aspetto sempre il prossimo
Al mio ritorno a Pasco
Al mio ritorno a Pasco lasensazione era indefinita, e lo e' ancora... dev'essere per questo che lo e' anche per chi legge. L'incontro con don Agapito e' stato molto normale, e lui e' una persona molto normale. E' piu' o meno quello che mi aspettavo e non mi ha dato nessuna delusione. La cosa che piu' mi ha colpito e' ladifficolta' di capire questa gente, almeno per me. Non mi sorprende pero' mi colpisce. Era stranissima l'espressione con cui don Agapito diceva, ridendo: "Alcuni vengono qui pensando che io sia morto..."