Ultime dall'Ombelico del Mondo

1. Dove il sorpreso lettore scoprira' in che cosa l'archeologia si distingua dall'archeologia

Tutti sanno che Machu Picchu e' il principale motivo per il quale moltissimi turisti vengono in Peru'. Non era il principale motivo del mio viaggio, ma insomma, ci sarei andato volentieri... non ci sono andato. Ho fatto un rapido ma ponderato ragionamento ed ho concluso che non mi conviene. Il biglietto di ingresso costa 20 dollari (in un primo momento mi avevano detto addirittura 58!). Per arrivarci e rientrare in un giorno bisogna andare ad Ollantaytambo (47 dollari) e da li' ad Aguascalientes. Da Aguascalientes a Machu Picchu altri 12 dollari. Totale circa 60 euri per una visita lampo, perche' con questo percorso sarei arrivato tardi e Machu Picchu chiudepresto. L'estate prossima saro' di nuovo qui e saro' con persone che forse potranno avere sconti (almeno uno sconto comitiva!). Avro' piu' tempo e potro' fare l'altra strada, quella da Quillabamba, che stavolta non ho potuto fare perche' serve un giorno in piu'. In quel modo si elimina il costo del tragitto per Ollantaytambo.
Molti dicono: ma come, proprio tu, l'archeologia, Machu Picchu! Si', proprio io. E proprio perche' so che cosa sia l'archeologia so che nessun sito puo' valere cosi' tanto piu' degli altri. Come e' possibile che Sillustani costi 20 soles e Machu Picchu 60 euro? Fra qualche giorno andro' a Caral, come dire Uruk, Giza, Mohenjo-daro... una citta' del 2700 a.C.: per visita, guida, trasporto da Lima (300 km) spendero' meno di quei 60 euri. Archeologicamente non esiste ragione per pagare Machu Picchu piu' di Caral. La ragione e' solo la fama. Esiste un'archeologia basata sulla fama dei siti, e' vero. Non e' l'archeologia che studio io. Una cosa es arqueologia, otra cosa es roberia.

2. Prese per il Cusco

Qui a Cusco costa tutto molto piu' degli altri posti ed e' molto piu' facile essere imbrogliati. A me e' gia' successo piu' volte. Ho dovuto per forza fare una cosa che non so assolutamente fare: ratear, contrattare, tirare sui prezzi. Sono veramente scarso, ma qualcosina riesco ad ottenere... nel senso che mi rubano 5 soles anzi che 10 o 15 anzi che 20 :-)
Naturalmente vendono vero alpaca che non e' vero alpaca e naturalmente sapevo che non lo era. Nonostante cio', sono comunque riusciti a vendermelo a un prezzo piu' alto di quello che vale...
Pervisitare i siti di Cusco e dintorni, si compra il boleto turistico: 70 soles e puoi visitare 16 siti e musei in 10 giorni. A me non e' convenuto poi tanto, perche' di giorni ne avevo due e ovviamente non ho fatto in tempo a vedere i 16 siti, ma soltanto 6. I primi 4, Saqsaywaman, Qenqo, Puka pukara e Tambo Machay li vedrete via via nelle immagini sulla banda sinistra. Il quinto e' stata la piu' grande delusione da quando sono in Peru': il centro Qosqo de arte nativo. Ma po caridadi... arte nativo! Arguedas si rivolta nella tomba: se quella e' arte autentica dei nativi peruviani Sardegna Canta e' una fucina di cultura popolare. Sono entrato, ho guardato dieci minuti di pseudo danze andine, sono uscito per andare a mangiare. Ma ieri doveva essere giornata no, perche' anche il cibo lasciava a desiderare. Me la sono un po' cercata, perche' sono andato in un posto per turisti (30 soles: 7,5 euri), pero' era davvero esagerato: mezzora di attesa e prima di me c'era solo un tavolo con due persone (qui in Peru' non avevo mai dovuto aspettare tanto), alpaca al vino che secondo me era manzo alla gazzosa e una specie di pseudo antipasto che nemmeno gli stuzzichini che ti servono con la birra. Pazienza... ma subito dopo mi sono rifatto. Ho iniziato a fare la conoscenza con i gelati di qui: ieri ho provato il gusto guayaba, che era una delizia, oggi provo chirimoya. Vi sapro' dire.

3. Pisaq: guarito dalle vertigini

Oggi sono andato a Pisaq, uno dei centri incaici lungo la Valle Sacra. Forse la piu' bella esperienza peruviana finora vissuta. Non sapevo nulla di Pisaq, a parte che c'erano rovine incaiche e un mercato ormai molto turisticizzato. Ero curioso, ma non mi aspettavo tantissimo.
Scendo dal bus dopo circa mezzora di tragitto (sono 32 km) e incontro una coppia spagnola e una ceca che sta contrattando con un tassista per salire alle rovine. Saliamo sul taxi in 5. E' lo spagnolo (pardon: il basco!) a contrattare e ci fa pagare 2,5 soles a testa. Il tassista dice che possiamo contare di nuovo su di lui per il ritorno.
Io non ne avro' bisogno.
Comincio la visita delle prime rovine: belle, ma tutto sommato niente di sconvolgente. Il paesaggio e' favoloso, da qualunque parte mi volti sono circondato da gole, canyon, vallate mozzafiato. Vedo i bagni dell'Inca, il cimitero incaico ipogeico, vari complessi abitativi, una specie di labirinto di vicoli strettissimi e scale ripidissime in mezzo ai monti. Sto girando ormai da molto, quando mi ritengo finalmente soddisfatto e prendo quella che credo siala via del ritorno. Ma quando scendo al sentiero mi rendo conto che non torna soltanto indietro, va anche avanti. Faccio qualche passo e leggo il cartello: Intiwatana. Mi aspetto che dopo qualche metro ci sia un monumento circolare e tanti saluti. Avanzo. Dopo forse una cinquantina di metri c'e' una scala di pietra che sale. Alla destra della scala una scritta: slowly. A sinistra il vuoto. Per chi non lo sapesse, io soffro di vertigini. E senza bisogno di andare sulle Ande: ne ho sofferto scendendo dalla Torre dell'Elefante. Mi fermo qualche istante. Salgo. Mi fermo a meta' della scala. Avanzo ancora fino alla cima, sperando che sia tutto li', che sobito dietro la scala ci sia l'Intiwatana. Oltre la scala, a destra, c'e' laparete rocciosa. A sinistra il vuoto. In mezzo un camminamento in pietra senza balaustra: ci passa una persona. Io ho lo zaino pieno. Mi siedo. A Nasca, una volta salito sull'aereo, non potevo piu' farci niente. Qui so che a ogni passo potro' tornare indietro: a ogni passo si sceglie. Scendo due gradini. Arriva una coppia che sale tranquilla: hay que no mirar abajo (lei, argentina dalla parlata, o uruguayana). Spiego che il problema non e' guardare ma la strettezza del passaggio. Mi chiedono se voglioaiuto con lo zaino. Dico di no, che non so se avanzare o tornare indietro. Mi salutano e si perdono dietro la curva. Da questo momento saro' solo fino alla fine (sempre meno obblighi ad avanzare). Scendo la scala. La risalgo. La riscendo. Decido: niente da fare, non e' per me. Giro le spalle alla scala e me ne vado. Forse e' la stanchezza a fermarmi nei pressi di un masso. Mi siedo. Guardo la scala: non vedro' l'Intiwatana di Pisaq? No, non lo vedro', e allora? Che sara' mai...! Voglio andarmene ma le mie gambe non mi ubbidiscono. Perche'?
Perche' in quei minuti in cima alla scala ho scoperto che non soffro di vertigini. Ero in piedi sull'ultimo gradino, davanti al vuoto, guardavo giu', mi muovevo tranquillamente, parlavo, mi giravo da una parte e dall'altra indeciso sul da farsi. Che razza di vertigini son queste? Finche' non avevo deciso di avanzare lungo il camminamento, ero tranquillo: non era l'altezza a spaventarmi, ma la decisione di avanzare.
Mi alzo dal masso. Vado verso la scala. Salgo. Attraverso il camminamento e non mi fermo fino al mercato di Pisaq.
In certi tratti addirittura corro, mi filmo, fotografo il vuoto. Il percorso ve lo racconteranno le immagini. Vi racconteranno il Tempio del Sole, il Tempio della Luna, il Tempio delle Stelle. E vi mostreranno le torri di avvistamento e i canali dell'acqua, le salite e le discese, gli infiniti gradini a scendere con il paese che si vede piccolo in fondo, e le voci che si fanno via via piu' chiare. E poi il ponte di legno in mezzo ai terrazzamenti e l'ultima calata, questa volta dolce, come di centro storico europeo.
Alla fine della calata vedo una donna che armeggia con uno spremi agrumi: un sol. Bevo e rinasco. Ci sono ragazzi peruviani (credo) scesi poco prima di me. Vogliono che ci facciamo una foto tutti insieme, ma io mi dimentico di farla fare anche con la mia macchina. Sono stanco.
Pisaq vale Machu Picchu.

Recuerdos de Seulo donde se

Recuerdos de Seulo donde se habla espanol......con gente de brasil, aunque todo el mundo hable ingles y frances...y tambien sardo! Della serie: "mi sto passando", non posso staccarmi dallo spagnolo e non posso avvicinarmi troppo all'inglese,......perchè fa male ed è sempre più difficile, scherzo! Comunque, ti leggo sempre, con il mio pc que he traido,....non vedo l'ora di sentire i tuoi racconti dal vivo e di raccontarti anche i miei viaggi nel viaggio barbaricino,...sto conoscendo molti archeologi e antropologi e geologi (o geologhi?)da tutto il mondo, cioè da tutta europa ma dopo che hanno girato e studiato e fatto le loro ricerche in gran parte del mondo. Hasta luego, a presto Barbara

vertigo

*v*
bellissimo e molto significativo, no non so di cosa.. ma dalla descrizione con annessi sudori freddi trasmessi da tale distanza fino a qui, casetta mia in cui sono assettata comodamente e senza nessun tipo di problema e/o vuoto d'aria...
potrebbe voler dire che questa benedetta scala con parete e dirupo s'è portata via qualcos'altro oltre alla sensazioine di vertigine che limita la libertàààà??
mha ..
cmque nn vedo l'ora di vedere attraverso i tuoi occhi oops attraverso l'obiettivo le foto che hai fatto...
ci sarà qlche indizio in +??
aspetto con ansia anche le nuove su Caral...
nn vedo l'ora :D

Credo che piu' che le foto

Credo che piu' che le foto saranno le riprese ad aggiungere particolari, ma il senso e' gia' nella descrizione che ho fatto.
Poi ci sono cose che non si sapranno mai in un blog :-)