Viaggi nel viaggio
Della gente e dell'attaccare bottone
L'altro giorno, viaggiando sull'autobus da Arequipa a Corire si siede accanto a me un signore. Inizia chiedendomi da dove vengo, poi si capisce che era una scusa per attaccare discorso e si lancia in un tragico affresco della situazione economica peruviana. Dice: siamo sull'orlo della guerra civile, la gente non ne puo' piu'. Ha una figlia che lavora in Italia, ma non riesce a guadagnare abbastanza per mandare qua i soldi. Tutto cio' lo racconta con calma, sereno, come stesse parlando della sua passeggiata matutina.
In un altro autobus (o era lo stesso?) sale un uomo. Dice di essere boliviano. Non credo che menta, perche' i peruviani lo riconoscerebbero sicuramente. Racconta una storia interminabile su quanto e' buona la citta' di Arequipa che ha accolto lui e sua moglie, venuti in Peru' a cercare lavoro. Hanno una figlia con la sindrome di Down (si scrive cosi'?). Appena arrivati in Peru' (anzi en el hermano pais de Peru'), una macchina investe la figlia: tragedia nella tragedia. Necessita' assoluta di cercare i soldi che non hanno per curare la bambina. E prosegue, mettendo in fila non so che tutto, una creativita' che un romanziere in confronto e' balbuziente.
Alla fine, dopo non meno di mezzora, tira fuori dei pacchetti con dolcetti preconfezinoati ai 5 cereali, passa tra i sedili e li distribuisce. Poi rivela il mistero: quello e' esattamente il giorno in cui lui, sua moglie e sua figlia, fraternamente aiutati dall'hermano pais de Peru', possono finalmente toirnare in Bolivia. Ma ovviamente non hanno i soldi. E allora, hermanas y hermanos, se volete gradire questi piccoli dolcetti e pagarmeli un solcito no mas...
Le isole
Saliamo su una barca a motore sotto un cielo con le nuvole che ti sfiorano la testa. I sedili non sono di ex terza classe, il motore si': ogni tanto si pianta, in mezzo al Titikaka. Praticamente in mezzo al mare.
Possiamo salire anche sul tetto della barca per filmare e fotografare, o per goderci la vista da lassu'.
Il ragazzo che ci fa da guida alterna lo spagnolo all'inglese. Siamo circa venticinque persone. Ricordo: una educatissima coppia di Spagnoli, sulla cinquantina; una coppia di ventenni Tedeschi molto simpatici ma molto silenziosi (specialmente lui); una ragazza coreana che fa l'architetto; qualche belga qua e la'; Estoni e Croati di cui ricordo poco visi e numero; una Giapponese che sta viaggiando dal Messico, dove e' stata vari mesi per i suoi studi universitari sulle culture ispano-americane; un folto gruppo di Israeliani; una ragazza di Lima che lavora come guida turistica che sta andando in Bolivia, Paraguay, Uruguay, Argentina e Brasile (tre mesi, in confronto la mia e' una passeggiata); una famiglia di Quebec che a vedere la figlia sembra indocinese e a vedere la madre parigina.
Lungo il viaggio e' tutto molto formale: piu' o meno ognuno per i fatti propri, tranne la guida peruviana, che attacca subito bottone con l'equipaggio.
Apprendiamo che Titikaka vuol dire puma grigio.
Attraversiamo la prima parte del lago, una distesa di totora, dove ci fermiamo in una delle isole fluttuanti degli Uros. E' vero quello che dicono: il turismo li ha invasi. Hanno persino i drakkar (avete presente le navi dei vichinghi?) di totora. Ci accolgono con la parola kamisaraki, che vuol dire buongiorno, ciao, buona sera, buona notte e "come stai?". Ci mostrano come dalla totora traggono tutto: cibo, case, barche, arnesi, combustibile, eccetera. Ci fanno fare un giretto in barca (ovviamente di totora, ma di dimensioni turistiche). Mentre la barca salpa, ci cantano prima un canto aymara e poi "Vamos a la playa oh oh oh oh oh".
Il primo canto l'ho filmato, il secondo ve lo risparmiero'.
Anche qui mi colpiscono i bambini, pero' descriverli e' davvero impossibile: li vedrete. La guida ci dice che uno dei motivi per cui gli indigeni continuano a vivere sulle islas flotantes e' che, non essendo suolo, non pagano tasse.
Ripartiamo per Amantani'.
Arrivati sull'isola, ci presentano alla comunita' di Santa Rosa, i cui abitanti ci ospiteranno. Ci riuniscono nella piazza principale e li' veniamo smistati. La guida comincia a chiedere chi vuole stare con chi e naturalmente quelli che sono arrivati in coppia o in gruppo si sistemano subito. Restiamo io, la guida limeña e l'antropologa giapponese: e' cosi' che facciamo amicizia.
Salta fuori che non si puo' stare in tre nella stessa stanza: le ragazze da una parte, io dall'altra. Entro nella stanza che mi e' stata assegnata e scopro che la condividero' con due ragazze israeliane. Misteri isolani...
Parlando con queste due ragazze, scopro che in Israele, durante i due anni di servizio militare (tre per gli uomini), ti pagano un bel po'. Alla fine del servizio, hai abbastanza soldi per pagarti un viaggio di sei mesi. E' quello che stanno facendo le mie compagne di stanza, che hanno attraversato tutto il Sudamerica a partire dalla Patagonia. Per il resto, vedo che arricciano un po' troppo il naso per il "servizio" spartano. Ma tutto sommato non lo fanno in maniera pedante.
L'isola e' un incanto. Pare che stiano mettendo la corrente elettrica, perche' nelle stanze ci sono le lampadine ma non funzionano. Improbabile che sia una messinscena per i turisti, perche' qui turisti ce ne sono tutti i giorni dell'anno. Vorrebbe dire che per sostenere la messinscena si privano sempre della luce.
Comunque la "civilta'" e' arrivata anche qui. Visitiamo il tempio di Pachatata (una salita che non vi dico). E' bello, ma siamo decine e decine, almento tre gruppi: per i miei gusti, rovinato. Cio' che non si riesce a rovinare e' la vista sul lago e sul cielo, che qui sembra a mezzo metro dagli occhi.
Ci servono continuamente infuso di muña, un'erba medicinale del luogo. Poco sapore, vagamente di menta. Durante la salita al tempio, l'antropologa giapponese e la guida di Lima, mi presentano la ragazza coreana, di cui hanno fatto la conoscenza poco prima.
Inizia a formarsi un gruppo nel gruppo.
La sera ci vestono con gli abiti tradizionali dell'isola e ci portano a ballare insieme a loro. Divertentissimo, ma un delirio. Siamo talmente stanzhi che non ci reggiamo in piedi, e loro ci fanno ballare e ballare. La prima a cedere e' Melisa, la guida limeña, poi, uno dopo l'altro, crolliamo tutti. L'ultima, la piu' tenace, e' Jung (si pronuncia piu' o meno Cioon), la ragazza coreana, che non sa mai dire di no.
Alla fine restano solo gli Israeliani, che fanno sempre gruppo a se'. Sulla musica andina, ballano le loro danze.
Vado a dormire con una forte sensazione di finzione addosso. Mezza minerale costava quattro soles (un pranzo e un sol).
Il giorno dopo, partiamo per Taquile. Una specie di Amantani' molto piu' turisticizzata. Fa sorridere che la piazza si chiami anche qui Plaza de Armas.
Non compriamo nulla (ad Amantani' non mi sono trattenuto) perche' i prezzi sono assurdi (ma sempre con metro peruviano).
Ripartiamo dopo un pranzo al ristorante (a Taquile ci sono anche alberghi).
Durante il viaggio di ritorno io, Melisa, Jung e Yui (la ragazza giaponese) decidiamo di andare insieme a vedere le Chullpas di Sillustani questo stesso pomeriggio.
Quando siamo rientrati da Sillustani ero talmente stanco che non ho avuto voglia di andare a mangiare. Ho preso un the in albergo. Tutto questo un'ora e mezza fa. Percio' adesso sono distrutto. Il racconto delle Chullpas a domani, al rientro da Tiahuanaco.
Buonanotte a tutti.





Eh si ti ho veramente visto
Eh si ti ho veramente visto in volto leggendo alcune frasi molto significative...ho visto il tuo disappunto come se mi ti fossi davanti...
purtroppo il "progresso" non si arresta...e ciò che hai visto sarà sempre più presente...bene - male - bene per chi, male per chi...mah!
Dubbi che non so risolvere neanche quando viaggio io, figuriamoci!!
:-)
però che meraviglia...un cielo che si tocca con un dito!e le persone...finalmente "vediamo" alcuni dei tuoi compagni di viaggio...
Grazie per questi racconti che ci fanno vedere ciò che tu vedi!
Un bacio
E' stata anche la prima
E' stata anche la prima volta in cui ho passato piu' di tre ore con le stesse persone... :-D
Finora il viaggio era stato molto ping pong da un posto all'altro.
fino ad ora il pezzo più
fino ad ora il pezzo più bello.E' Questo l' E. che mi piace sentir narrare
Io non sono che un mezzo:
Io non sono che un mezzo: cio' che leggi e' il viaggio. Anche a te do uno sconsiglio: non prendere gli appunti di viaggio come racconti a tavolino, non c'e' niente da valutare.
kamisaraki!!
*v*
ho gli occhi invasi di luce!!
che bella la gente...
certo che sono fuori a cantare vamos a la playa.. ti avrei voluto vedere :P
eeeh... ti assicuro che mi
eeeh... ti assicuro che mi sarei voluto vedere anche io :-D