Viaggiando viaggiando

Barranca: cinque minuti di follia

E' mercoledi' 18 luglio. Sono a Barranca, circa tre ore di bus a nord di Lima. Ho appena visitato la citta' sacra di Caral e devo proseguire per Huaraz, dove credo ancora che visitero' il centro oracolare preincaico di Chavin de Huantar. Posso decidere di mangiare a Barranca o direttamente a Huaraz. Sono circa le tre del pomeriggio e decido di mangiare.
Questa decisione cambiera' completamente il mio viaggio.
Mi tolgo lo zaino e il giubbotto smanicato che mi serve solo per contenere telecamera e macchina fotografica. Mi siedo. Ordino. Mangio. Mi alzo. Mi rimetto giubbotto e zaino e vado verso la fermata del bus per Huaraz.
E qui comincia l'odissea.

Huaraz: l'inizio dell'odissea

In questi giorni, nel nord del Peru', i trasporti sono impazziti. Il 28 luglio (giorno della mia partenza per l'Italia) e' Fiesta Patria e tutto il Peru' si muove da tutti i luoghi a tutti i luoghi. Come se non bastasse, in questa zona ci sono presidi polizieschi ovunque e non tutti i trasporti sono esattamente in regola. Quindi molti conducenti non se la sentono di viaggiare. Quelli che viaggiano hanno i bus stracarichi. Il risultato e' che dovunque avessi programmato di arrivare, se ci arrivi, ci arrivi in ritardo. Molto in ritardo. Spesso il giorno dopo.
E cosi', alla fermata per Huaraz c'e' solo un colectivo che vuole 40 soles. Dopo una inutile contrattazione di mezzora, passa un piccolo bus e si sparge una voce: va a Huaraz, 20 soles. Salgo e si va. Eh eh... si va, ma ancora non so verso che cosa...
Viaggiamo al buio, ma non troppo scomodi. il viaggio e' interminabile, il bus lentissimo. Deve percorrere una strada alternativa e a un certo punto il conducente si accorge che... hops! Sta finendo il carburante: un'ora di sosta in mezzo al niente aspettando un non so chi che arriva con una tanica. Quando arriviamo a Huaraz e' mezzanotte suonata. Mi faccio portare dal taxi all'hotel El Churup, dove ho la stanza prenotata. O cosi' credo.
Yolanda aveva annunciato il mio arrivo per il pomeriggio, come da programma. Non mi hanno visto arrivare ed hanno dato la mia stanza ad un'altra persona. E' Fiesta Patria, le richieste fioccano. Attimo di furore. Poi penso: la signora dell'hotel e' l'unica che mi possa aiutare. E faccio in modo che il furore fuori non si veda. La signora mi aiuta. Chiama una taxi di cui anticipa il pagamento e mi fa portare ad un altro albergo di cui anticipa il pagamento. Restituira' Yolanda e io restituiro' a Yolanda.
Arrivo nel nuovo albergo, gestito da una simpatica coppia. Si chiama La Posada de nonricordochecosa. Mi addormento di sasso (non ricordo che cosa ho mangiato e dove).
L'indomani mi sveglio con due problemi: ritirare i soldi per la visita a Chavin, che la signora del Churup mi ha organizzato (30 soles) e il biglietto per partire a Casma, prossima tappa, da cui visitare Sechin. Vado all'agenzia piu' vicina e compro il biglietto (20 soles). Torno all'albergo e, mentre aspetto la colazione, vado in stanza a prendere la carta per ritirare i soldi.
Solo a questo punto mi ricordo di non avere indossato la tasca al mio risveglio. La tasca e' una piccola tracolla in cui tengo la carta e che di solito indosso sotto la maglietta. Di solito. Ma a Caral si sudava. Solo a questo punto mi ricordo che a Caral l'ho indossata sopra la maglietta. E che l'ultima volta che l'ho vista ero proprio a Caral. In un flash, mi torna in mente il gesto di sfilarmi zaino e giubbotto mentre mi siedo al ristorante di Barranca.
Panico.
Poi un pensiero: i soldi liquidi non erano in quella tasca.
Altro pensiero: quanti erano i soldi liquidi?
Terzo pensiero: devo bloccare la carta e devo bloccare anche la visita di Chavin.
Mentre mi strozzo con la colazione, chiamo il Churup e chiedo che cosa posso fare. Mi dicono che e' facile ottenere un duplicato della carta o farmi dare i soldi esibendo semplicemente il passaporto. Ma devo andare subito al Banco de la Nacion. Il bus per Chavin passera' a prendermi per ultimo, alle 9,30.
Ho imparato a non fidarmi dei peruviani e mentre cammino verso la banca penso: supponi di non riuscire a riavere i soldi della carta. Che fai? Risposta: devo arrivare in tutte le citta' in cui ho la stanza prenotata. Se raggiungo Chiclayo sono a posto perche' ho gia' il biglietto del bus per Lima con cena pagata a bordo.
Al Banco de la Nacion mi dicono che non possono fare niente perche' non hanno convenzioni con banche straniere. Devo andare al Banco de Credito, che e' li' accanto ma apre alle nove. Vado al Banco de Credito e c'e' fila fuori dalla porta chiusa. Aspetto. Credo siano le nove e dieci quando finalmente parlo con l'impiegata. Spiego tutto. Mi dice che si puó bloccare la carta e avere il duplicato ma ci vuole una settimana. E' il 19, io lascio il Perú il 28.
Chiama al telefono l'operatore che dovrebbe consentirmi di fare tutto cio'. Parlo con l'operatore, fornisco i miei dati, e l'operatore mi dice che con i miei dati non riesce a trovare la mia carta. L'impiegata mi da il numero della Visa a cui chiamare per bloccare la carta per conto mio.
Vado a un posto di telefonia pubblica e provo a chiamare. Non prendo la linea. Cerco in internet il numero per bloccare la mia carta parlando direttamente con la banca italiana. Trovo il numero internazionale e quello per chiamare dall'Italia. Con il numero internazionale non prendo la linea. Provo a chiamare qualcuno in Italia perche' mi blocchi la carta da li'. Non prendo la linea. Aspetto mezza mattina chiamando a intervalli variabili. Non prendo mai la linea. Mando una mail in Italia a una persona che passa molto tempo al computer sperando che legga il mio messaggio e mi blocchi la carta. Per precauzione, faccio una chiamata a Yolanda a Lima perche' mi mandi 40 soles all'hotel di Casma, glieli posso restituire anche dall'Italia perche' lei ha un conto in una banca italiana. Poi aspetto.
Quando mi riconnetto a internet e scopro che la carta e' stata bloccata sono le 5 del pomeriggio. Il bus da Chavin sta per tornare a fine tour. Ho speso un bel po' di soldi in internet e dopo che pago la colazione all'albergo il denaro si assottiglia ancora: ma non dovrei avere problemi a raggiungere Chiclayo.
Prima di prendere il bus per Casma devo mangiare: due panini al volo, altra spesa. Ringrazio la signora del Churup per l'interessamento e prendo il bus.
Mi illudo ancora che il peggio stia passando.

Casma: i trasporti in Perú

Stanco e sconfortato per aver perso Chavin, salgo sull'autobus per Casma. Vogliono mettere il mio zaino sul tetto. Il signore della Posada mi ha appena raccontato che l'anno scorso una ragazza in questo modo ha perso tutto in una gola andina. Il mio zaino viaggia sulle mie ginocchia.
Non ho la minima speranza di vedere Sechin, non mi ricordo nemmeno che esiste. Aspetto solo di scendere e prendere il taxi per l'hotel, sperando di riuscire a non pagare molto (ormai ho imparato a contrattare).
Ma non sara' cosi'.
Quando scendo a Casma, sono le due del mattino. Fermo una mototaxi e do l'indirizzo dell'albergo. Sorpresa: l'albergo e' a 20 km dalla citta' e a quest'ora non ci sono mezzi per raggiungerlo.
Prendo il numero di telefono dell'hotel e chiamo perche' mi mandino a prendere. Aspetto mezzora. Arriva un tizio col suo pullmino-furgoncino. Vuole 35 soles. Se li pago non arrivo a Chiclayo. Se non li pago non arrivo dove Yolanda mi ha inviato i 40 soles e stanotte la passo al distributore Repsol. Li pago.
Arrivo all'hotel Las Terrazas e mi butto sul letto. La mattina dopo, al risveglio, faccio colazione (compresa nel prezzo) e passeggio per il balneario Tortugas (cosi' si chiama la localita'). Sembra Villasimius in novembre. E' un paesino di pescatori con le strade di sabbia e le case che si affacciano su una baia tranquilla. Incontro alcuni cani, ancora piu' aggressivi di quello di Rancas. Comincio a pensare che sia il mio nuovo nervosismo a renderli aggressivi.
Non me ne frega niente: appena due di loro iniziano a farsi molto aggressivi, mi armo di pietre. Ma non per spaventarli. Li inseguo e li prendo proprio a sassate finche' non mi lasciano in pace. Miro alla testa.
Scopro cosi' che l'uomo e' aggressivo almeno quanto il cane.
Yolanda, prontamente informata della situazione, ha mandato altri 35 soles all'hotel. Me li danno. Prendo un colectivo per Casma. Da li' salgo sul bus per Trujillo.
E di nuovo mi illudo che tutto stia finendo.

Huanchaco: l'uomo dell'hotel

Salgo sull'autobus per Trujillo. Autobus, si fa per dire. Praticamente una diligenza. Imbocca subito una strada accidentata di campagna che avanza tra rovi al buio per circa due ore. A un certo punto si buca una gomma: pausa forzata in mezzo alla campagna.
Raggiungiamo la strada asfaltata e in un tempo ragionevole siamo a Trujillo. E' ora di cena. Mangio due panini. Fermo un taxi per Huanchaco, dove ho l'hotel: 3 soles.
Arrivo a Huanchaco di fronte all'hotel Caballito de totora. Entro, parlo con il ragazzo della reception. Mi dice che la mia prenotazione non risulta.
E' il limite. Non ho intenzione di essere gentile come a Huaraz.
"¿De dónde viene usted?"
"De donde la gente no se engaña".
"¿Mas de qué país?"
"De un país donde la gente no se engaña".
"Lo siento pero aquí no está su reserva".
Gli mostro lo stampato che mi ha dato Yolanda.
"Mire: ¿qué esta escrito aquí? Reserva confirmada el dia 28 de junio, habitación pagada".
"Entonces está pagada para el 28 de junio, hoy es 20 de julio..."
"¿Pero usted sabe leer? La confirma es del 28 de junio, la reserva es para el 20 de julio. ¿Qué dia es hoy?"
"Aaah..."
"Aaah!"
"Un ratito, voy a llamar al Señor"
Arriva El Señor.
Mi dice che la prenotazione non risulta. Gli dico che non mi muovo. Mi dice di dimostrargli che ho la prenotazione. Gli mostro lo stampato. Non gli basta. Gli chiedo di farmi telefonare a Lima, a Yolanda. Mi dice di telefonare da un telefono pubblico. Gli dico che se vuole la sua dimostrazione deve farmi fare la mia telefonata. Mi dice che la paghero' io. Telefono. Yolanda è all'aeroporto ad accompagnare dei turisti al volo di rientro. El Señor dice che sì, ora che si ricorda, ha sentito, questo pomeriggio, mentre faceva merenda, che doveva arrivare uno dall'Italia, mandato da Casa Yolanda, ma non risulta la prenotazione. Penso: oltre che coglione è anche tonto.
Mentre si aspetta che Yolanda richiami, El Señor urla e sbraita e dice che io posso prendere possesso della stanza e che domani mi dirà come si sono sistemate le cose. Mi dice che non io, ma loro sono stati ingannati, da Yolanda. E che se Yolanda non paga le manda la polizia a Lima. Mentre sono sulle scale, con il ragazzo della reception, diretto alla mia stanza, El Señor grida al ragazzo: "¿Sabes que habitación le damos al señor? La 17... ¡y que esa señora de Lima le pague la habitación 17!"
Credo di aver capito che sosa sia la habitación 17. E non mi sbaglio. E' una matrimoniale con ampia terrazza sul mare. Sono quasi sicuro che sia la più cara dell'albergo.
Non c'è acqua calda. Il letto ha una sola coperta, le altre le devo chiedere. Non c'è colazione compresa nel prezzo.
L'indomani mi sveglio, mi preparo il bagaglio, me lo metto sulle spalle (non passerò un altro istante lì dentro) e scendo alla reception.
Nessuno.
Guardo il tariffario: ho dormito nella stanza più cara dell'albergo.
Dopo qualche minuto arriva il ragazzo.
"¿Entonces, que pasó ayer con mi reserva?"
Mi dice che tutto è stato causato da un'incomprensione interna al personale dell'albergo.
Sorrido.
Poi mi faccio serio: ho già studiato la mia parte, perché ero sicuro della prenotazione di Yolanda.
"Entonces, ayer tenía razon yo".
"Sí".
"Y tenía razon Yolanda".
"Sí".
"y ¿dónde está El Señor?"
"No está".
"Ah ¿no está?"
"No".
"Entonces" (alzo la voce perché El Señor mi senta... non ho dubbi che sia lì accanto) "al Señor le puede decir esto: que él no conoce su trabajo, y que yo soy guia turistico y trabajo con turistas italianos, franceses y españoles que viajan a Latinoamerica. Y cuando llegue a Italia, la primera cosa que hago es decir a todas las agencias turisticas que no recomienden a nadie el hotel Caballito de totora en Huanchaco. Adiós".
Giro i tacchi e me ne vado.

Incontri

Mi avvio alla fermata del bus per Trujillo. Non vedrò Chan Chan, la citta' di mattoni di fango più grande del mondo. Da Trujillo prenderò un bus per Chiclayo, dove sarò salvo. Anche se mi stanno finendo i soldi e dovrò forse saltare qualche pasto.
Alla fermata ci sono tre uomini. Il primo si avvicina:
"¡Hola amigo! ¿qué tal? ¿de dónde vienes? Yo soy Gustavo, pero aquí todos me dicen el Abuelo, porque tengo sesenta años y estoy siempre con los jovenes".
Gli altri due si chiamano Juan Carlo (senza la s finale), detto el Chino, e Victor Hugo (come lo scrittore, ma senza gli accenti sulle ultime sillabe), detto Comando (quattro anni in marina).
Prima che la giornata sia finita avrò anche io un apodo, cioe' un nomignolo: Tombarolo, o Huaquero sin dinero. Victor dice che come apodo potrei avere anche Puerta. Perché quando mi chiede se ho nomignoli gli rispondo che ne ho diversi e lui mi fa: "Entonces eres una puerta"
"¿Porque?"
"Porque nosotros para decir apodo decimos también chapa (toppa, serratura)... y si tu tienes muchas chapas tienes que ser una puerta..."
Mi portano a casa del Chino a fare colazione. Caffè e panini all'avocado, che qui non si chiama aguacate ma palta. Ricambio l'ospitalità offrendo loro caffè italiano fatto con la macchinetta da viaggio. Sono tutti in delirio. Lascerò loro il caffe'.
Mentre prepariamo la colazione, vedo un passeggino.
"¿Tienes hijos?" chiedo al Chino.
"Uno".
"¿Cómo se llama?"
"Gabriel".
Mentre stiamo facendo colazione, esce da non so che stanza una donna con la voce impastata dal sonno. Bacia tutti gli amici. Quando arriva a me non si sorprende, non mi saluta. Mi fa: "¿Tú también qieres el beso?", e me lo dà.
E' Carla, la China, moglie del Chino. Trentaquattro anni lui, ventisei lei.
Mi offriranno anche il pranzo, al ristorante: ceviche e picante de mariscos. Mi faranno fare un giro turistico per il paese. Non sono di Huanchaco, sono di Lima. Il Chino fa l'istruttore di surf e mi dà un po' di volantini da distribuire a Chiclayo.
Carla lavora all'Instituto Nacional de Cultura e quando ha conosciuto Juan Carlo lui era tombarolo... prima l'ha aiutato a non farsi beccare, poi a cambiare mestiere...
Carla cerca di farmi visitare Chan Chan gratis, ma non riesce a trovare la persona che procura i pass. Conoscerò anche il loro figlio Gabriel, di due mesi, e il loro amico Willy, detto Willycocha (dalla divinità Huiracocha). Sta per inaugurare un locale che ha costruito praticamente con le sue mani. Si lancia in interminabili racconti finché Carla e Victor, che sanno quanto sia logorroico, mi trascinano via dal locale. Faccio in tempo a filmarlo mentre spiega la ricetta di un liquore.
Alla fine della giornata, i miei nuovi amici mi mettono sul bus per Trujillo, spiegandomi come fare per arrivare a Chiclayo.

Chiclayo: fine dell'odissea

Arrivato all'agenzia di Trujillo da cui partono i bus mi metto in fila alla biglietteria: mezzora.
Quando arriva il mio turno ho l'ennesima sorpresa. I posti per Chiclayo sono esauriti. Chiamo un taxi che mi porti ad un'altra agenzia... spendendo altri soldi. Anche lì la fila è bella lunga, ma alla fine della coda il biglietto c'è. Devo aspettare alcune ore al terminal. Quando salgo sull'autobus ho un solo pensiero: le mie notti prenotate a Chiclayo sono 4, non le 6 che mi servirebbero. Due notti avrei dovuto passarle sul bus di andata e ritorno da Chiclayo a Chachapoyas, per visitare la fortezza di Kuélap. I cinque minuti di follia a Barranca mi hanno costretto ad annullare quella tappa, perché a Chachapoyas l'albergo non era prenotato e l'autobus era costoso. Allora, da Huaraz, ho chiesto a Yolanda di prenotarmi due notti in più all'Hotel Central di Chiclayo. Mi ha risposto che avrebbe provato ma non garantiva, perché siamo en dias de fiestas patrias. Soltanto quando arriverò all'hotel saprò per quante notti ci potrò dormire. E anche se riuscirò a farmi spedire altri soldi dall'Europa.
Arrivo a Chiclayo e mi faccio indicare la direzione per raggiungere l'Hotel Central. Tutti sgranano gli occhi: "lejitos... son como diez cuadras... mejor tome un taxi..." Ma ormai conosco i Peruviani di città: non sanno che cosa significhi camminare. Sono quasi certo che al massimo in 15 minuti di buon passo sarò all'albergo.
Ci arrivo in meno di 10.
Il resto lo sapete.